Su un sentiero forestale umido, a volte ci si imbatte in piccoli ammassi scuri, appena visibili tra le foglie morte. Quando si sa che una salamandra maculata frequenta la zona, la tentazione di confermare la sua presenza attraverso le sue feci è forte. Le feci di salamandra, sebbene discrete, forniscono informazioni preziose sulla dieta, la salute e persino la genetica dell’animale.
Dieta della salamandra: cosa rivelano le sue feci
Prima di parlare di identificazione, è utile comprendere cosa compone queste feci. La salamandra maculata (Salamandra salamandra) si nutre principalmente di lombrichi, lumache, mosche, coleotteri e millepiedi. Questa dieta varia a seconda della stagione, dell’altitudine e dell’umidità dell’ambiente.
Risultato concreto: l’aspetto delle feci cambia a seconda del menu ingerito. Un individuo che consuma principalmente lombrichi produce feci più morbide e scure. Un altro, nutrito con coleotteri, lascia residui in cui a volte si distinguono frammenti di elitre o di esoscheletri al microscopio.
Si può anche comprendere le feci di salamandra come un riflesso diretto della qualità del biotopo. Un suolo forestale ricco di invertebrati fornisce un’alimentazione diversificata, il che si traduce in feci eterogenee. Al contrario, in un ambiente impoverito, lo spettro alimentare si riduce e le feci diventano più uniformi.

Identificazione delle feci di salamandra sul campo
Sul campo, ci si trova spesso di fronte a un piccolo cilindro nerastro, di pochi millimetri di diametro, posato sulla lettiera o sotto una pietra. Il problema è che le feci da sole non sono sufficienti per identificare una salamandra. Assomigliano a quelle di altri piccoli anfibi, persino di alcuni invertebrati.
Per rendere l’identificazione più affidabile, si incrocia diversi indizi:
- L’habitat immediato: la salamandra maculata frequenta le foreste di latifoglie umide, i bordi di ruscelli ombreggiati e le cavità sotto le pietre o il legno morto.
- Le tracce di passaggio: tracce di muco sulle pietre, impronte a quattro dita su suolo morbido, presenza di larve nei punti d’acqua vicini.
- Il periodo di attività: le salamandre adulte escono principalmente durante la pioggia, di notte, soprattutto in autunno e in primavera a seconda delle regioni.
Senonché, senza questo incrocio, si rischia di confondere le feci con quelle di un tritone, di un piccolo rospo o persino di un grande carabo. In caso di dubbio persistente, solo un’analisi di laboratorio può fare chiarezza.
ADN ambientale nelle feci: una tecnica di monitoraggio non invasiva
Le feci di salamandra interessano sempre di più i biologi per un motivo preciso: contengono DNA sfruttabile. Si parla di ADN ambientale (ADNe), cioè del materiale genetico lasciato da un organismo nel suo ambiente, sia esso nell’acqua, nel suolo o nelle feci.
Rilevamento di specie senza cattura
Il principale vantaggio di questo approccio è rilevare la presenza di una specie difficile da osservare senza manipolarla. Si preleva un campione fecale sul campo, lo si analizza in laboratorio, e un risultato positivo conferma il passaggio recente di una salamandra sul sito.
Questo metodo riduce lo stress inflitto agli animali e evita le complicazioni legate alla cattura. Completa i censimenti classici (prospezione notturna, conteggio delle larve), ma non li sostituisce completamente. I resoconti variano su questo punto, poiché rischi di contaminazione incrociata, trasporto di DNA tramite acqua di scorrimento o bias legati ai primer genetici utilizzati possono falsare i risultati.

Monitoraggio sanitario tramite analisi fecale
Oltre alla semplice rilevazione, i campioni fecali permettono di ricercare parassiti o agenti patogeni. Si pensa in particolare al fungo Batrachochytrium salamandrivorans (Bsal), responsabile della chitridiomicosi, una malattia che decima intere popolazioni di urodeli in Europa.
Analizzare le feci piuttosto che catturare l’animale limita i rischi di propagazione tra individui durante le manipolazioni. Un risultato PCR positivo segnala comunque la presenza di DNA del patogeno mirato, non necessariamente una malattia attiva. L’interpretazione rimane quindi prudente.
Ruolo ecologico delle feci nell’ecosistema forestale
Non si pensa spontaneamente alle feci di salamandra come a un anello del ciclo dei nutrienti in foresta. Il loro contributo individuale rimane modesto, ma si inserisce in una rete più ampia.
Digestendo invertebrati del suolo, la salamandra trasforma una biomassa animale in materia organica parzialmente decomposta. Le sue feci, depositate sotto le pietre o nella lettiera, vengono poi riciclate da microorganismi, funghi e detritivori. Questo processo contribuisce alla fertilità dei suoli forestali umidi in cui vivono questi anfibi.
Le salamandre adulte occupano un territorio ristretto. I loro escrementi si concentrano quindi in micro-zone precise, il che può creare localmente piccoli punti di arricchimento del suolo in azoto e fosforo. In foresta di latifoglie, dove la lettiera si decompone lentamente sotto una copertura densa, questo apporto complementare, anche se minimo, aiuta al riciclo della materia organica.
Protezione legale e precauzioni sul campo
In Francia, la salamandra maculata beneficia di uno status di protezione. Manipolare un individuo o disturbare il suo habitat è vietato senza autorizzazione specifica. Questa restrizione si applica anche indirettamente alla raccolta di feci in un contesto scientifico: un protocollo di prelievo deve rispettare la normativa vigente sulle specie protette.
Sul campo, alcune precauzioni sono necessarie:
- Indossare guanti usa e getta per evitare di trasmettere agenti patogeni tra i siti (il Bsal si diffonde facilmente tramite materiale contaminato).
- Disinfettare gli stivali e il piccolo materiale tra due zone di prospezione, soprattutto se si lavora vicino a punti d’acqua dove vivono larve.
- Non ribaltare le pietre o il legno morto in modo ripetuto: ogni perturbazione distrugge temporaneamente un micro-habitat.
Osservare le feci di salamandra senza disturbare l’animale né il suo ambiente è la base di un monitoraggio rispettoso. I dati raccolti, anche da naturalisti amatoriali, alimentano le basi regionali di biodiversità e contribuiscono a mappare la distribuzione della specie nelle foreste francesi.



